Il corso di "App Multimediali e Internet del Futuro", dalla sua istituzione, ha l'obiettivo di rendere gli allievi capaci a mettere in pratica le conoscenze acquisite nei corsi precedenti.
Da due anni, il corso si è svolto in modo tale che gruppi di studenti formati da 2-3 studenti proponessero un proprio progetto, sulla base di alcune specifiche, realizzandolo nella forma di un'App per terminali Smartphone basati sul sistema operativo Android.

Dal prossimo Anno Accademico 2016-17, il corso non cambierà certo nel metodo ma il merito, sopratutto in riferimento al progetto, sarà nuovo. Coloro i quali sceglieranno tale corso dovranno affrontare il progetto completo di una di una piattaforma ad hoc, basata sulle tecnologie della comunicazione e della mobilità, per gestire un drone.

La piattaforma non solo dovrà prevedere le funzionalità di pilotaggio e le riprese aeree. Il drone dovrà avere funzionalità, ognuna delle quali sviluppata da uno specifico gruppo di allievi, legate all'estrazione di informazione multimediale grazie alla pletora di sensori di cui è fornito.

"Comprendere" spesso è sinonimo di "semplificare": per orientarci nella realtà che ci circonda e intervenire efficacemente su di essa abbiamo sovente la necessità di ridurla a schema, di enuclearne gli aspetti essenziali. Questa disposizione naturale dell’essere umano è alla base della professione di chi crea modelli di fenomeni o sistemi fisici allo scopo di analizzarli (ad esempio per capire il funzionamento di circuiti), emularli (ad esempio per simulare neuroni e reti di neuroni e creare intelligenza artificiale), predirne l’evoluzione (ad esempio per prevedere il tempo o l’andamento di sistemi finanziari), controllarne/modificarne il comportamento. Realizzare un modello è un processo complesso: la realtà tende ad essere non lineare e spesso non deterministica, per cui qualunque semplificazione ha limiti di validità che un buon ingegnere deve individuare e tenere presenti per poter progettare o analizzare correttamente un modello. Un altro ingrediente essenziale è l’ottimizzazione, cioè il dedurre il miglior modello possibile a partire da misure sperimentali del sistema fisico.

“Le tecnologie più profonde sono quelle che scompaiono. Si intrecciano con il tessuto della vita di ogni giorno fino a quando non diventano indistinguibili dalla vita stessa.” Queste profetiche parole di Mark Weiser sono state fonte di ispirazione per molti ricercatori e un’importante linea guida per lo sviluppo delle tecnologie del futuro. Oggi, le parole di Weiser sono diventate realtà: grazie a dispositivi indossabili come gli smart-glasses, il sogno futuristico di avere a disposizione uno strumento tecnologico sempre pronto per essere utilizzato è tecnologicamente possibile. Gli smart-glasses sono strumenti dotati di un elaboratore integrato, di un certo numero di sensori (tra cui una telecamera) e un visore, il tutto indossabile come un paio di occhiali.

La visione artificiale in prima persona (egocentrica) ha aperto un campo di studio completamente nuovo e i ricercatori di tutto il mondo si stanno impegnando per trovare tecniche di elaborazione video in grado di interpretare le immagini acquisite da un’inquadratura soggettiva. Un progetto di dottorato congiunto tra il Dipartimento di Ingegneria Navale, Elettrica, Elettronica e delle Telecomunicazioni (DITEN) della Scuola Politecnica dell’Università di Genova e l’Università Tecnologica di Eindhoven (Technische Universiteit Eindhoven - TU/e) si occupa di sviluppare tecniche innovative per il riconoscimento di azioni da video in prima persona.

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Testimonianza

Il nuovo corso rappresenta un passo avanti verso la razionalizzazione dell'Università e un'occasione per un'offerta formativa di qualità.

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